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Buzz di Jack Dorsey: il futuro del lavoro è già qui?

Buzz di Jack Dorsey non è solo un'altra chat con AI: è un'architettura di lavoro dove agenti e umani collaborano alla pari. Scopri come funziona e perché potrebbe cambiare il tuo modo di lavorare.

7 min di lettura
Buzz di Jack Dorsey: il futuro del lavoro è già qui?

L'AI non ti ruberà il lavoro. Ma qualcuno che sa organizzare squadre di agenti AI per lavorare in parallelo, sì. Benvenuto nel 2025.

Quando ho scoperto Buzz, il nuovo tool di Jack Dorsey (sì, quello di Twitter e Block), la prima reazione è stata di scetticismo sano: l'ennesimo "Slack killer"? Ne abbiamo già visti. Ma poi ho iniziato a usarlo sul serio, e ho capito che qui c'è qualcosa di diverso. Non è solo una chat con gli agenti infilati dentro: è un'architettura di lavoro pensata per un mondo in cui i membri del tuo team possono essere modelli AI tanto quanto persone fisiche.

E la domanda che mi sono fatto, mentre guardavo un agente deployare un'app CRM completa su Railway in meno di 10 minuti, è questa: fino a quando saremo noi a orchestrare gli agenti, e non viceversa?

Cos'è Buzz e perché non è solo "Slack con gli agenti dentro"

Buzz è una piattaforma di comunicazione costruita su protocolli aperti (Nostr, per la precisione), dove gli agenti AI sono cittadini di prima classe. Non add-on, non bot da configurare con token API: membri del team a tutti gli effetti.

La differenza chiave rispetto a Slack o Discord con integrazioni AI? Il contesto è condiviso nativamente. Ogni conversazione, ogni file, ogni progetto su cui lavori è accessibile a tutti gli agenti della workspace. Non devi copiare e incollare prompt tra finestre, non devi esportare dati per darli in pasto a Claude o GPT: tutto è già lì.

Ho testato questo approccio costruendo una dashboard per monitorare le performance dei miei tweet. L'agente ha preso i dati dall'API di X, costruito un'app full-stack con Wasp, deployato tutto su Railway, e poi mi ha mandato gli screenshot del risultato. Il tutto mentre io stavo finendo un caffè.

Harness intercambiabili: finalmente possiamo smettere di rincorrere modelli

Una delle feature che mi ha convinto davvero è la possibilità di cambiare l'harness sotto ogni agente. Un harness è il motore che fa girare l'agente: può essere Claude Code, Codex, Goose, o qualsiasi altro tool di coding agentico.

La magia? Quando cambi harness, tutto il contesto rimane. Le conversazioni, i file, le skill installate: tutto viene portato con te. È come cambiare processore al tuo computer senza dover reinstallare il sistema operativo.

Per chi come me soffre di "model fatigue" (quella stanchezza di dover sempre ricominciare da zero quando esce il modello nuovo), questa è una manna. Ho configurato un agente con Claude Sonnet per task generici e uno con Claude Opus per progetti complessi, e posso switchare in base al carico di lavoro senza perdere nulla.

Come funziona in pratica

Vai nelle impostazioni dell'agente, selezioni l'harness che preferisci, e il gioco è fatto. Tutti gli skill file nella directory globale restano accessibili, tutte le chat precedenti restano nel contesto. È un layer di astrazione che rende la scelta del modello meno vincolante e più strategica.

Git integrato e progetti paralleli: quando gli agenti ti battono sul tempo

Buzz ha Git integrato in modo nativo. Gli agenti possono creare branch, lavorare in worktree paralleli, pushare su repository remoti (anche quelli hostati direttamente sul tuo relay Buzz), e deployare app live senza che tu debba toccare un terminale.

Ho fatto un esperimento: ho chiesto a un agente di creare tre versioni diverse di una landing page basandosi su idee emerse in chat con un collega. In parallelo. Mentre noi continuavamo a discutere, l'agente aveva già buildato, deployato e mandato i link.

Per chi non è tecnico ma sta iniziando a usare GitHub nell'era AI (e sì, sta succedendo sempre più spesso), Buzz rende tutto questo trasparente. Non devi sapere cos'è un worktree o un remote repository: gli agenti se ne occupano.

La vista progetti

C'è una feature sperimentale chiamata "Projects" che puoi attivare dalle impostazioni. Ti mostra tutte le app su cui stai lavorando con gli agenti, con uno snapshot dello stato di ciascuna. È come avere un project manager che tiene traccia di tutto quello che succede in background.

Huddle audio con gli agenti: il futuro del brainstorming

Una delle cose che manca di più quando lavoro con l'AI è l'interazione live. Scrivo prompt, aspetto risposte, itero. Ma il mio cervello funziona meglio quando può ragionare ad alta voce, in tempo reale.

Buzz ha introdotto gli audio huddle: puoi fare una chiamata vocale con i tuoi agenti (e colleghi umani, se vuoi), e loro rispondono oralmente avendo accesso a tutto il contesto della chat. Non l'ho ancora testato a fondo, ma l'idea mi intriga. Immagina di poter "FaceTimeare" un agente mentre brainstormi su una campagna: quella è la direzione.

Compute condiviso e modelli locali: il vero potere dell'openness

Buzz ti permette di condividere compute tra membri del team. In pratica: scarichi un modello locale (tipo Llama o Mistral), lo fai girare su una macchina decente, e tutti i membri della tua workspace possono usarlo anche se lavorano da laptop meno potenti.

Perché è importante? Perché ti dà controllo. Non sei vincolato ai piani unlimited da 200€ al mese. Non sei ostaggio di policy aziendali che cambiano da un giorno all'altro. Se un modello viene ritirato o censurato, hai alternative pronte.

Per un freelancer o una piccola agenzia, questa flessibilità è oro. Puoi sperimentare con modelli open-source, ottimizzare i costi, e avere la certezza che i tuoi dati restano sotto il tuo controllo.

Workflow e automazioni: ancora early, ma promettenti

Ho provato a configurare workflow ricorrenti (tipo: ogni giorno alle 9, analizza le stats dei tweet e mandami un report). Funziona, ma è ancora acerbo. A volte le task non partono, a volte l'output non è quello che ti aspetti.

Buzz è software in beta (o forse alpha). È veloce per iterazioni rapide, meno per progetti di ingegneria complessa. Se lavori su codebase articolate con molte dipendenze, probabilmente Claude Code diretto è ancora più stabile. Ma se sei un solopreneur o una piccola squadra che vuole testare idee velocemente, Buzz è perfetto.

Un esempio pratico

Ho configurato un workflow che ogni mattina prende i dati dalla mia dashboard tweet, li passa a un agente, e mi manda un'analisi dei pattern che funzionano. Tutto automatico, tutto in contesto. Quando voglio approfondire, rispondo direttamente nel thread e l'agente ha già tutto quello che serve per ragionare insieme a me.

Open source e protocolli aperti: la scommessa a lungo termine

Buzz è costruito su Nostr, un protocollo di comunicazione aperto e decentralizzato. Questo significa che chiunque può contribuire al codice, estendere le funzionalità, integrare nuovi harness o modelli.

È anche il motivo per cui Jack Dorsey ci sta puntando: Nostr è strettamente integrato con Bitcoin Lightning, un sistema di pagamenti quasi istantaneo e senza fee. La visione, credo, è questa: agenti che pagano per compute, freelancer che ricevono pagamenti immediati per task completati, economie di micro-task tra umani e AI.

Non è ancora implementato, ma l'infrastruttura c'è. E se funziona, cambia radicalmente il modo in cui pensiamo al lavoro remoto e alla collaborazione distribuita.

Buzz vs Slack: chi dovrebbe fare il salto?

Se sei un founder, un freelancer, o guidi un team sotto i 10 milioni di fatturato annuo, Buzz merita almeno un test serio. Non perché è perfetto (non lo è), ma perché ti costringe a ragionare in modo diverso: il contesto come fondamenta, gli agenti come membri del team, i progetti come entità vive.

Se usi già Slack e sei soddisfatto, probabilmente non hai motivo di switchare oggi. Ma vale la pena sporcarsi le mani: anche se non adotti Buzz, imparerai pattern che puoi replicare in Slack con le giuste integrazioni.

Io sto convincendo il mio team a usarlo internamente per alcuni progetti. Non per tutto, non subito: ma per quei flussi dove il contesto condiviso e l'accesso diretto agli agenti possono farci risparmiare ore ogni settimana.

La verità è questa: stiamo vivendo un momento in cui un professionista singolo, con gli strumenti giusti, può fare cose che prima richiedevano reparti interi. Buzz è un assaggio di come sarà lavorare quando avremo più agenti che colleghi umani in squadra. La domanda non è se succederà: è se saremo pronti quando succederà. E preparati significa sperimentare oggi, non domani.